-
21 marzo 2025
Premio Pino Veneziano 2025
Adriano Sofri, Enrico Stassi
La ventesima edizione prende spunto da uno dei versi di Veneziano: “…Il progresso ha allungato il passo / io minchione ci...
-
28 luglio 2023
Premio Pino Veneziano 2023
Carmelo Isgrò
L’edizione 2023 del Premio prende spunto dalla grande forza simbolica del mare, che da noi è anche risorsa ambientale, culturale ed...
-
19 agosto 2022
Premio Pino Veneziano 2022
Giovanna Taviani, Gaspare Balsamo
L’edizione 2022 del Premio prende spunto dall’incontro tra Veneziano e Jorge Luis Borges. Quando Pino finì di cantare le sue canzoni,...
Io, se fossi ragazzo, gli porterei la chitarra,lo seguirei dovunque va,lo sentirei cantare nelle piazze.
Pino Veneziano (Riesi, 2 luglio 1933 – 3 luglio 1994) è stato un cantastorie, poeta e ristoratore siciliano. Figura di culto e intellettuale anarchico, ha incantato artisti come Fabrizio De André, che lo volle come spalla nel suo primo concerto in Sicilia, Lucio Dalla e lo scrittore argentino Jorge Luis Borges grazie alla sua voce autentica e alle sue storie di vita.
Abbandonato dal padre carabiniere in tempo di guerra, ebbe un'infanzia difficile. Dovette infatti abbandonare la scuola, lavorando come guardiano di capre e garzone di fornaio. A 17 anni si trasferì a Castelvetrano, dove lavorò come garzone in un bar. Negli anni '60 divenne cameriere a Selinunte, dove aprì in seguito un ristorante a ridosso del mare che diventò presto un celebre punto di ritrovo per intellettuali e artisti.
Pino imparò a suonare la chitarra da autodidatta intorno ai 40 anni, arrivando a comporre circa una trentina di brani durante la propria attività. Nel 1973 incise il suo primo e unico disco, Lu patruni è suvecchiu, con la presentazione firmata dal poeta Ignazio Buttitta. Non amò mai le luci della ribalta e rifiutò il successo commerciale. Il suo palcoscenico naturale rimasero i tavoli del suo locale di Selinunte. Dopo la sua scomparsa nel 1994, la sua figura è stata celebrata da numerosi scrittori e artisti. Nel 2009 l'Associazione a lui intitolata pubblicò la raccolta Di questa terra facciamone un giardino, nel quale artisti di rilievo del panorama nazionale musicale reinterpretano le canzoni di Veneziano. A lui è dedicato il Premio Pino Veneziano, che si tiene regolarmente a Selinunte per ricordare il suo impegno culturale e sociale.
Ve lo ricordate Pino Veneziano? Quello che serviva ai tavoli del Lido Azzurro?
Aveva grandi mani per suonare la sua vecchia chitarra e una gran voce potente per cantare la storia degli ultimi della terra. Ma come? Non ve lo ricordate? Certo. Pino Veneziano non era famoso come Dalla o De Gregori. Quel cameriere che lavorava a Selinunte non è apparso mai in tv con le sue canzoni. Chi capiva il suo dialetto siciliano tagliente come un coltello? I lavoratori siciliani innanzitutto. Altro che ipnosi televisiva! Quando cantava la sua canzone su Piazza della Loggia diceva che gli autori della strage erano “gran figli di troia.”
Così. Semplicemente. Nelle piazze e nelle manifestazioni regalava la sua musica che a volte diventava inno rivoluzionario. Diceva che il padrone non serve. Senza mezzi termini. Chissà se oggi potesse cantare di questa nuova generazione di potenti cosa direbbe. Vogliamo scommettere? Non basterebbe il bollino rosso della censura per tenerlo a freno! E se anche oggi gli fosse impedito di dire la sua sulla mafia, i dittatori e i governi truffaldini attraverso i media, anche oggi avrebbe il suo piccolo pubblico ai tavoli del Lido Azzurro e tra un bicchiere e l’altro ci racconterebbe come vanno le cose.
Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo a Selinunte negli anni ’70 o di avere il suo unico disco - Lu Patruni è Suvecchiu - sono testimoni dell’esistenza di un grande autore italiano che è giunto il momento di riconoscere e far conoscere ovunque.
Allora, ve lo ricordate Pino Veneziano? Quello che cantava ai tavoli del Lido Azzurro?










