Il “paesaggio”, inteso non solo dal punto di vista estetico ma anche come luogo di identità, è il tema portante della dodicesima edizione del Premio. Ed è proprio per questo che le serate del Premio sono state anticipate da tre incontri, tenuti rispettivamente a Sambuca di Sicilia (Borgo dei Borghi 2016), Menfi e Selinunte, tra il 28 e il 29 luglio, con Franco Arminio – poeta, “paesologo” e animatore di battaglie civili per la difesa dei diritti delle comunità dei piccoli paesi d’Italia, sempre più in via di abbandono e spopolamento – e Fabrizio Barca, ex Ministro per la Coesione Territoriale, anche lui ospite della manifestazione.
La prima serata del Premio, tenutasi al Parco Archeologico di Selinunte, venerdì 29, ha visto un ampio coinvolgimento del pubblico grazie alla partecipazione di diversi artisti: da Livio e Manfredi Arminio, che hanno eseguito delle musiche ispirate alla loro terra d’origine, l’Irpinia, a Werner Cee, compositore tedesco e autore di un progetto artistico multimediale sulla Sicilia, da Valentina Richichi, che ha rivisitato alcuni brani di Pino Veneziano, a Gaspare Balsamo, cuntista e performer di origini trapanesi.









L’occasione è stata particolarmente emozionante anche perché Franco Arminio, dopo aver dibattuto insieme a Fabrizio Barca, a Lidia Tilotta e all’antropologo Ignazio E. Buttitta, Presidente della Fondazione Ignazio Buttitta, sui luoghi dell’identità e della memoria in Sicilia e sull’importanza di restituire alle comunità che li accolgono nuova fiducia e nuove prospettive per il futuro, ha ringraziato tutti i presenti donando loro un momento di poesia pura, attraverso la lettura di alcuni suoi versi.
Attraverso la poesia, la letteratura e l’attività documentaristica, Franco Arminio si è fatto attento osservatore e narratore del paesaggio che è testimonianza viva e mappa culturale delle realtà locali. Paesaggio come storia e come riflessione sulle identità e sulle lotte civili che interessano i luoghi oltraggiati da uno sviluppo che – per fare eco a Pasolini – non è progresso e si fa promotore impunito di disastri ambientali e di crisi di valori. Per tale ragione, e non solo, abbiamo ritenuto il “paesologo” di origini avellinesi meritevole di un Premio intitolato al nostro concittadino che, come lui, narrava le brutture del “Progresso” che, come cantava Pino, “non si può più fermare, né farlo regredire”.
La seconda serata del Premio è stata dedicata all’incontro con Vinicio Capossela, cantautore e scrittore, estimatore di Pino Veneziano e della tradizione poetica e musicale cui il cantastorie selinuntino si richiama. Ed è proprio con il suo progetto discografico Canzoni della Cupa che Capossela, attraverso un lavoro da speleologo sulla canzone popolare, propone un’indagine in un certo senso affine allo spirito del Premio che gli è stato assegnato, occupandosi in maniera molto personale delle sonorità e delle tradizioni canore dell’Alta Irpinia, partendo da Calitri, il paese di origine della sua famiglia.













La serata ha visto anche la presenza del polistrumentista Giovannangelo de Gennaro, che ha accompagnato sapientemente Capossela, ma anche del cantautore Rocco Pollina e di Giana Guaiana che, per l’occasione, hanno proposto alcuni loro brani e diversi classici di Pino Veneziano.
Quella di Vinicio Capossela è una personalità complessa e poliedrica. Le sue origini irpine hanno certamente segnato il destino di una propensione naturale al raccontare storie in musica, ripercorrendo con ricchezza d’animo i luoghi della memoria che hanno contrassegnato la sua esistenza anche attraverso un’intensa, poetica, attività letteraria. Il cammino creativo e spirituale di questo grande artista – indubbiamente uno dei maggiori cantautori del nostro tempo – è una risposta, non polemica ma convintamente dialogica, alla persistente instabilità del tempo in cui viviamo. E la sua arte, in questo senso, si sviluppa, in una vivace dialettica tra stabilità e mobilità, all’interno di un “perenne labirinto” in cui l’artista si volge “alla continua ricerca del suo centro, del suo barrio”. Il Premio che quest’anno abbiamo deciso di assegnargli è un segno di riconoscenza verso la sua vibrante attività di Cantastorie di memorie e di acuto interprete della nostra epoca.