Premio Pino Veneziano 2006

Ascanio Celestini

Un filo rosso collega la diffusione della cultura orale, quella cultura che non lascia tracce scritte dietro di sé, ma racconti, cunti, passaggi di bocca in bocca, da padre a figlio, da nonni a nipoti, narrazioni di fatti lontani o recenti, da Demodoco a Omero, da Don Peppino Celano a Ciccio Busacca, dal cuntista che narrava di Orlando e Rinaldo al cantastorie, giornalista del popolo, che di piazza in piazza riportava fatti e misfatti della cronaca più recente … fino a Pino Veneziano che ci ha anche raccontato con le sue canzoni l’Italia delle stragi negli anni Settanta o il disastro di Cernobyl.

Il filo rosso è, da sempre, la capacità di trasfigurare quei fatti, di “digerirli”, di vederli con occhi “altri” rispetto alla Storia ufficiale, e di restituirli all’attenzione e alla memoria con le parole del popolo; la capacità di farsi medium, mediatore tra gli eventi, mitici o quotidiani che fossero, e la sensibilità popolare che su quegli eventi era chiamata a commuoversi, a riflettere, a ripensare la sua propria personale storia ed anche, perché no, a darsi delle risposte.

Il lavoro di Ascanio Celestini si muove su questo stesso solco, prende il testimone di questa tradizione di cantori, ciechi o vedenti che siano, e conduce il suo “filo” lungo i percorsi della sua terra, l’agro romano, tramanda i giorni dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, o, con le parole del padre, quelli della Liberazione di Roma, coi tedeschi in fuga e il bombardamento di San Lorenzo, e altri fatti della storia del nostro Paese così come vissuti dal racconto dei protagonisti, più spesso umili, popolo, fanciulli e non generali né statisti.

Il premio ad Ascanio Celestini intende sottolineare la continuità di questo percorso, le cui origini sono remotissime (forse hanno la stessa età dell’uomo) e che oggi, attraverso il suo luminoso esempio di “cantastorie” moderno, riesce ancora a toccare il cuore e la mente di noi contemporanei.